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25 mar 2017

Sentieri della salute nelle Valli

foto da https://www.facebook.com/NediskeDoline/photos/
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Nelle Valli del Natisone sono già in fase di allestimento i sentieri della salute. Il primo sentiero climatico si snoderà in quota a Drenchia/ Dreka, collegando tre frazioni sotto il monte Kolovrat e sarà finalizzato allo svolgimento di un’attività guidata e mirata. L’auspicio è che partano a breve altri sentieri a Pulfero/Podbuniesac (zona Biacis/ Bijača) e a San Leonardo/Svet Lienart, stavolta a fondovalle. Nel progettare i sentieri, ovviamente, si sta cercando di unire diversi aspetti, anche storici e culturali.
L’iniziativa di sentieristica legata alla valorizzazione della terapia forestale nelle Valli del Natisone è stata presentata alcuni giorni fa a una conferenza organizzata dall’associazione Malin-Mill a
Casa Raccaro a Biacis/Bijača.
Secondo analisi sinora effettuate, le Valli presenterebbero un microclima inadatto all’abitazione di determinati allergeni, soprattutto alla proliferazione degli acari, che coi loro escrementi costituiscono una delle prime fonti di patologie dell’apparato respiratorio, come l’asma. In base alle prime analisi di fattibilità nelle case delle Valli, condotte in 6 comuni su 8, ci sarebbero meno allergeni rispetto alla pianura e tanti quanti ne sono stati trovati in altre località in cui già si svolgono attività climatiche, ad esempio a Fusine/Bela peč.
Maurizio Droli, responsabile del progetto, si mostra convinto: «Le stazioni di terapia forestale sono un progetto fattibile, specie per le persone con problemi di asma», ha dichiarato a Radio Spazio.
La terapia forestale è nata negli anni ‘80 in Giappone, utilizzando la risorsa foresta con determinate caratteristiche, come alcune sostanze aromatiche presenti, per produrre effetti sulla salute. Le Valli del Natisone si prestano alle terapia forestale. Un primo studio condotto concerne la fattibilità della terapia forestale per le persone con problemi all’apparato respiratorio, mentre il secondo, che da aprile prevede il soggiorno di alcuni gruppi che seguano un protocollo, è volto a capire per quali tipi di patologie e terapie siano più adatti i boschi della Valli.
dom,15/03/2017

24 mar 2017

Corso di sloveno a Udine - Tečaj slovenščine v Vidnu


Videnski gradConoscere la cultura, la storia, le tradizioni slovene, l’ambiente e la vita quotidiana come elemento di valore interculturale. Scoprire gli innumerevoli punti di contatto con le nostre radici storiche. Il tutto con l’opportuno supporto linguistico dello sloveno, che è anche una delle lingue minoritarie del Friuli Venezia Giulia. Partono venerdì 24 marzo le iscrizioni al prossimo percorso interculturale di cultura e lingua slovena, organizzato dall’associazione don Eugenio Blanchini e finanziato dal Comune di Udine. Dal 3 aprile fino al 5 giugno, infatti, sono in programma dieci incontri monografici, come un itinerario culturale a tappe, il lunedì o il giovedì sera dalle 20.30 alle 22.30 nella sala del centro parrocchiale San Giovanni Battista in via Genova 1 a Godia: lunedì 3, 10 e 24 aprile; giovedì 20 aprile e 4 maggio; lunedì 8, 15, 22, 29 maggio e 5 giugno. Ogni incontro prevede una parte dedicata al relativo approfondimento linguistico sia per i principianti sia per i più esperti. Per partecipare, occorre telefonare, come ricordato dal 24 marzo esclusi sabato e domenica, al 339 5813355 dalle 9 alle 12 da lunedì a venerdì, oltre a lunedì, mercoledì e venerdì pomeriggio dalle 17.30 alle 19.30. Complessivamente sono 40 i posti disponibili. Per informazioni: Puntoinforma 04321273717.
Od petka, 24. marca, bodo sprejemali prijave na tečaj slovenskega jezika, ki bo od 3. aprila do 5. junija potekal ob ponedeljkih ali ob četrtkih med 20.30 in 22.30 v župnijski dvorani kraja Godia. Prireja ga slovensko združenje Evgen Blankin s finančno podporo Občine Viden. Na tečaj bodo sprejeli največ 40 učencev. Da bi se prijavili je na voljo telefonska številka 339 5813355 (vsaki dan med 9. in 12. uro razen ob sobotah in nedeljah – ob ponedeljkih, sredah in petkih tudi med 17.30 in 19.30). Dodatne informacije lahko prejmete pri Puntoinforma, tel. 0432 1273717.

http://www.dom.it/corso-di-sloveno-a-udine_tecaj-slovenscine-v-vidnu/

23 mar 2017

Vlakec, quei binari che univano genti dalla stessa lingua e cultura

Dalla preistoria ad oggi, quella parte del collegamento tra le Alpi e l’Adriatico ha percorso tutta la nostra storia. Sono, in definitiva, pochi chilometri rispetto alle grandi distanze che altrove uniscono terre, mari, popoli e culture, ma quella ‘porta’ verso l’est è stata e rimane fondamentale. Unisce, per altro, genti accomunate dalla stessa lingua, dalla stessa cultura e dalle stesse tradizioni.
È questo il messaggio emerso venerdì 17 marzo nel Centro culturale sloveno di S. Pietro al Natisone dalla bella presentazione del libro ‘Vlakec – Trenino’ di Vojko Hobič e Tadej Brate organizzata dal circolo Ivan Trinko e dall’Istituto per la cultura slovena. Il libro racconta con molti materiali inediti l’origine e la realizzazione del progetto della ferrovia Cividale-Kobarid, fino alla sua chiusura e demolizione.
Sull’ampio contesto storico è intervenuto il presidente dell’ISK, Giorgio Banchig, che ha ricordato tappe come la costruzione della strada romana, citata da Paolo Diacono, le immigrazioni dei cosiddetti popoli barbari, la ‘strada del mercurio’ che arrivava alle miniere di Idrija, quella probabilmente percorsa da Napoleone per arrivare alla Prima guerra mondiale e – dopo la vicenda trattata nel libro – la strada dei partigiani e quella che finalmente, nel 2007, ha visto cadere il confine. “Una storia millenaria in cui la ferrovia presente dal 1916 al 1932 rappresenta un segmento importante” ha evidenziato Banchig, che ha poi riportato alcune citazioni sulla ferrovia presenti nei diario di don Antonio Cuffolo.
Jole Namor, a nome del circolo Ivan Trinko, ha ricordato i contributi di Paolo Petricig (autore di ‘Questa ferrovia non s’ha da fare’, che dovrebbe essere presto ristampato dal Centro studi Nediža) e dello stesso Banchig nella ricerca storica di quegli avvenimenti, annunciando anche l’interesse da parte del Comune di Cividale per una traduzione in italiano della pubblicazione.
Hobič, a lungo direttore del museo della guerra di Kobarid, dopo aver spiegato come l’idea del libro gli sia nata a Sužid osservando una fontana ed una riserva d’acqua vicine ai resti della tratta ferroviaria, ha chiarito come la necessità della collaborazione di un esperto come Brate sia stata in particolare dovuta al fatto che nei testi italiani d’archivio si mescolavano informazioni su tre ferrovie (quella da Cividale a Kobarid, quella del cementificio presso Antro ed una dell’Acquedotto Pojana), creando una confusione che Brate ha risolto.
È seguito il racconto della lunga e travagliata genesi del progetto, che si è concretizzato solo per necessità belliche. La ferrovia venne chiusa nel giugno 1932. Una volta smantellata, che fine fecero il treno e le rotaie? Secondo alcuni finirono in Abissinia, in realtà per l’autore della pubblicazione documenti d’archivio in questo senso non esistono, risulta invece che alcune parti della ferrovia siano state vendute, di altre il metallo è stato fuso. Le due locomotive, dopo la battaglia di Kobarid, vennero trasportate e utilizzate in Bosnia.
La serata si è conclusa con una rappresentazione teatrale sul tema della ferrovia del gruppo Trenin che comprende attori della valle dell’Isonzo e della Benecia.
http://novimatajur.it/cultura/vlakec-quei-binari-che-univano-genti-dalla-stessa-lingua-e-cultura.html

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