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17 gen 2018

Uscito il Dom del 15 gennaio

L’edizione del 15 gennaio del quindicinale Dom pone in evidenza la 55a edizione del Dan emigranta, la festa degli sloveni della provincia di Udine, che ha avuto quale ospite d’onore l’europarlamentare Herbert Dorfmann, il quale ha evidenziato che la tutela delle lingue porta benessere nella regione dove deve essere attuata. Dorfmann è tra i promotori dell’iniziativa «Minority safepack», la raccolta di un milione di firme negli Stati dell’Unione Europea per costringere la Commissione europea a predisporre una vera tutela anche legislativa delle minoranze linguistiche. Le firme sono state raccolte anche in occasione del Dan emigranta, al quale hanno portato un saluto il sindaco di Cividale, Stefano Balloch, il presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop e il rappresentante del Consiglio di Stato della Repubblica di Slovenia, Tomaž Horvat. A nome degli sloveni della provincia di Udine ha parlato il direttore dell’Unione Emigranti sloveni, Renzo Mattelig, che ha evidenziato il problema demografico della Slavia friulana, la cui soluzione sta nella volontà politica di risolverlo e tutelare le aree montane. Protagonisti del programma culturale sono stati il coro maschile di Lusevera Barski oktet e la compagnia teatrale Beneško gledališče.
Del 70° della Costituzione italiana parlano nell’editoriale il direttore responsabile, mons. Marino Qualizza e Riccardo Ruttar nella rubrica “l’Opinione”.
Lo scorso 24 dicembre la messa di Natale in lingua slovena a San Pietro al Natisone è stata molto partecipata. La celebrazione è stata presieduta da mons. Marino Qualizza.
Sono stati presentati lo scorso 22 dicembre a San Pietro i risultati del progetto “Architetture slovene in internet”, il cui led partner è l’associazione “don Eugenio Blanchini”.
A Codromaz, in comune di Prepotto, sono da un mese e mezzo senza telefono. Lo sottolinea in apertura una pagina del Dom, che evidenzia anche le lamentele del Comune in merito.
A Taipana la scuola è radicata al territorio e aperta al mondo intero. Sempre in merito alle Valli del Torre la notizia della frana, che a fine dicembre ha bloccato l’arteria che collega Tarcento alla Slovenia.
La Regione dice sì ai fondi per l’insegnamento dello sloveno nelle scuole in Valcanale.
A Prato di Resia il 13 gennaio presenteranno i calendari della provincia di Udine.
L’undicesima edizione del festival dei film su sport e natura-Boff, a fine dicembre a Bovec, ha avuto tra gli ospiti il campione croato di sci Ivica Kostelić.
Nel mondo del calcio ripresa del campionato con l’auspicio di buoni risultati.
Tra gli appuntamenti in ultima pagina il tradizionale incontro tra gli sloveni della provincia di Udine e della valle dell’Isonzo, che si terrà il prossimo 20 gennaio a Kobarid.
continua in sloveno http://www.dom.it/ne-prezrite-v-domu-15-januarja_uscito-il-dom-del-15-gennaio-2/
Appena partito il 2018.. la Primavera spinge per entrare!
Già pronte alcune "femmine" dei noccioli!Quest'anno gran produzione!
foto di Marco Pascolino

16 gen 2018

Senza telefono a Codromaz

8Codromaz1Da quasi un mese e mezzo a Codromaz/Kodermaci la linea di telefonia fissa non funziona. Dalla borgata montana del comune di Prepotto Antonio Codromaz spiega come l’azienda Telecom abbia già mandato personale specializzato a controllare i telefoni: «I tecnici sono venuti in casa e hanno detto che il problema non riguarda il telefono, ma la linea e che è lì che bisogna verificare. Ma qua non viene nessuno».
Tantopiù che il problema sarebbe esteso anche ai paesi vicini, perché da alcune settimane anche a Berda/Budaži e Ciubiz/Čubci gli abitanti si ritrovano senza telefono fisso. «Il problema si è già presentato, ma ora deve essere più grande. Il comune ci si è interessato diverse volte» aggiunge Codromaz.Dall’amministrazione comunale anche il sindaco, Mariaclara Forti, rileva il ripresentarsi della problematica: «Nel mese scorso si sono susseguiti diversi solleciti, da parte nostra, sia al Centro guasti sia ai referenti telefonici. Il problema non è nuovo e, anche una volta effettuati, i ripristini alla linea sono durati una quindicina di giorni. Telecom dovrebbe ripristinare tutta la linea telefonica su tutto il territorio montano, da Cialla/Čela fino a Berda. In alcune zone, infatti, i cavi si trovano quasi a terra e riparati solo in via provvisoria alla bell’e meglio».
Nel territorio di Prepotto, su espressa richiesta dell’amministrazione, sono già stati eseguiti diversi interventi sulle linee telefoniche e ne sono già stati programmati altri a breve. Ora si insisterà affinché Telecom prenda in carico quanto prima la pulizia dei tratti di bosco e il riposizionamento dei cavi ove necessario.
Senza contare che segnalazioni di problemi telefonici, ma legati alla connessione internet, arrivano anche da Cialla – non per l’assenza di copertura, ma per i rami troppo cresciuti che interferiscono sulla linea. «Lì è stato ottenuto un intervento di pulizia per liberare i cavi dall’intreccio dei rami, ma molto è ancora da fare» spiega il sindaco Forti. «Un’interruzione della linea informatica sarebbe di grave danno alle aziende locali, che si vedrebbero impossibilitate a svolgere gli adempimenti informatici legati alle proprie attività».
Per il sindaco Forti la negligenza di Telecom non è giustificabile nemmeno da un possibile numero limitato di utenze: «È irrilevante che si parli di due o cento abitanti. Per la montagna si viene a creare un problema di sicurezza sociale, perché è raggiungibile al cellulare solo in alcuni punti e abitata perlopiù da persone anziane, bisognose di assistenza continua e di un contatto coi numeri dei familiari, sanitari e di sicurezza. Il servizio va garantito, visto che è pagato». (Luciano Lister)

   continua in sloveno  http://www.dom.it/brez-telefona-pri-kodermacih_senza-telefono-a-codromaz/

15 gen 2018

Meno male che abbiamo la nostra Costituzione


Mi sono chiesto anche altre volte per quale arcano motivo l’art. 116 della Costituzione italiana dichiari: «Il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/ Vallée d’Aoste dispongano di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale ». Qualche ragione particolare per ognuna di esse c’era se la Costituente ritenne di inserire quell’articolo nel dettato costituzionale. Guarda caso il Friuli V. G. apriva la serie, ma mentre gli statuti delle altre regioni ebbero la loro brava Legge costituzionale già il 26.2.1948, – ancora, guarda caso – la nostra dovette attendere il 31 gennaio 1963. Tre lustri. Raramente si sente accennare al fatto che la nuova Repubblica dava per scontato che la ragione principale della specialità delle Regioni del Nord fosse legata alla presenza di minoranze nazionali/linguistiche; bisogna prendere atto che così dava senso all’art. 6 (la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche). Non si dimentichi che nella nostra regione, allora, di minoranze autoctone riconosciute c’era solo quella slovena, certo non amata neppure dopo la proclamazione della Costituzione di cui celebriamo i 70 anni. Per una legge dello Stato, anche se raffazzonata e per nulla risarcitoria, che riconoscesse il vero diritto alla tutela degli sloveni in Italia si dovette attendere la soglia del terzo millennio, ben 53 anni. Meno male che ce l’abbiamo la nostra Costituzione! Essa ha riconosciuto oggettivamente e giuridicamente le minoranze linguistiche come parti integranti del popolo italiano, come propri cittadini e se esse non avessero avuto bisogno di tutela sarebbe stato inutile discuterne per inserirlo nel sesto dei suoi principi fondamentali. In teoria sarebbero bastati, opportunamente interpretati, già gli art. 2 e 3. Nel secondo si garantiscono i «diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo che nelle formazioni sociali…». E qui segue una precisazione che ci interessa da vicino: «Formazioni sociali… ove si svolge la sua personalità». Non solo il diritto del singolo ma del gruppo sociale in cui nasce, cresce, si evolve; ove costruisce la sua identità assimilando dalla «formazione sociale» cui appartiene la lingua, i valori, le tradizioni, la cultura, le abilità, i legami simbiotici con la propria gente e il proprio territorio. L’art. 3 stabilisce non solo i diritti ma parla di dignità: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». L’articolo prosegue impegnando la Repubblica a «rimuovere gli ostacoli che di fatto limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini ed impediscono il pieno sviluppo della persona umana». Potremmo dire: cosa richiedere di meglio? Per noi di minoranza e per tutti? Semplice: fatti, azioni concrete, leggi che attuino gli intenti dichiarati, provvedimenti che portino chiunque al raggiungimento di quella dignità che fa di ognuno una vera persona umana. Qualcuno ha detto che la Costituzione italiana rappresenta il top tra quelle degli Stati sovrani… Sarà anche vero, ma 70 anni fa uno spirito diverso pervadeva il popolo italiano; bisognava ricostruire tutto. Oggi da ricostruire materialmente c’è ben poco; da riscoprire, da far rinascere è proprio un nuovo senso civico, sono i valori di moralità, di giustizia, di onestà, di collaborazione, di senso di responsabilità; in pratica di una nuova dignità di cittadini; quella indicata dalla Costituzione. (Riccardo Ruttar)

continua in sloveno http://www.dom.it/oblietnice-lahko-pomagajo_meno-male-che-abbiamo-la-nostra-costituzione/#